
La si sarebbe potuta scambiare per una donna umana se non fosse stato per la pelle luminosa e le splendide ali bianche che le incorniciavano il corpo. Era distesa a terra, svenuta, ferita e vestita solo di una tunica a brandelli, ma anche in catene e tra la polvere la sua figura emanava il fascino delicato degli angeli. Si ridestò con il sibilo minaccioso dei serpenti che si stavano radunando attorno a lei e si tirò in piedi un attimo prima che la toccassero con le loro spire viscide. Con un gesto automatico, portò la mano al fianco sinistro, ma la spada, così come la corazza, le era stata tolta quando era stata catturata dai diavoli.
Yv non sapeva come conoscesse quei particolari, tuttavia non si fece domande quando scoprì di poter completare la visione donatale dalla Fiamma con pensieri, ricordi e sensazioni che non appartenevano a lei. Più che vederla, percepì la frustrazione dell’angelo, poi la sua profonda calma nell’allungare la mano in direzione dei serpenti per indurli ad allontanarsi.
«Bel trucchetto.»
Una voce giunse dall’alto e l’angelo alzò lo sguardo verso l’apertura della grotta, riconoscendo il diavolo che planava con irruenza nella prigione scavata nelle profondità degli Inferi. Ad Yv non sfuggì il colore porpora della sua tunica.
«Siediti» disse il diavolo all’angelo, ripiegando dietro la schiena le ali da pipistrello.
«Io non prendo ordini da te!» Ancora una volta la mano si mosse a cercare un’elsa che non c’era.
Il diavolo la colpì al viso col dorso della mano, facendola cadere a terra.
«Qui tutti prendono ordini da me. Cerca di ricordarlo.»
Cerca di ricordarlo…
La visione si perse nei fumi del delirio. Yv sentì gli artigli scendere in profondità nella carne, ma stavolta più che con un grido di dolore li accolse con un gemito di piacere.
Cerca di ricordarlo…
«Chi sei?»
Non riuscì a capire se a chiederlo fu lei o l’angelo, tuttavia quella domanda sembrò spazzare via ogni traccia di annebbiamento dovuto ai fumi o al piacere e la visione tornò nitida nella sua mente.
Il diavolo posò a terra un catino d’acqua, vi immerse uno straccio e lo avvicinò al volto sanguinante della prigioniera che si scostò diffidente.
«Stai buona» disse lui. «Non voglio che un viso bello come il tuo venga rovinato.»
«E da quando un diavolo si preoccupa di preservare le cose belle?»
Non ricevette risposta, tuttavia le sembrò che gli occhi rossi di lui indugiassero un attimo di troppo sulle pietre del pavimento.
«Chi sei?» gli chiese nuovamente.
Yv conosceva già la risposta.
Il diavolo tornò a guardare l’angelo recuperando in un attimo tutta la sua arrogante sicurezza. Si alzò, le gettò addosso lo straccio bagnato e parlò con voce abituata al comando.
«Io sono il diavolo che non è nato da diavoli.»
La prigioniera si tirò in piedi a sua volta.
«Sei il figlio della Fiamma…» mormorò, prima che il fiato le si spezzasse in gola.
«Sì, sono il figlio della Fiamma. E tu mi dirai ciò che voglio sapere, angelo che non è nato da angeli, figlia del Lago.»






















