I Segreti del Fuoco - 11

giovedì, 02 luglio 2009 ore 20:45

Hayah

La si sarebbe potuta scambiare per una donna umana se non fosse stato per la pelle luminosa e le splendide ali bianche che le incorniciavano il corpo. Era distesa a terra, svenuta, ferita e vestita solo di una tunica a brandelli, ma anche in catene e tra la polvere la sua figura emanava il fascino delicato degli angeli. Si ridestò con il sibilo minaccioso dei serpenti che si stavano radunando attorno a lei e si tirò in piedi un attimo prima che la toccassero con le loro spire viscide. Con un gesto automatico, portò la mano al fianco sinistro, ma la spada, così come la corazza, le era stata tolta quando era stata catturata dai diavoli.

Yv non sapeva come conoscesse quei particolari, tuttavia non si fece domande quando scoprì di poter completare la visione donatale dalla Fiamma con pensieri, ricordi e sensazioni che non appartenevano a lei. Più che vederla, percepì la frustrazione dell’angelo, poi la sua profonda calma nell’allungare la mano in direzione dei serpenti per indurli ad allontanarsi.

«Bel trucchetto.»

Una voce giunse dall’alto e l’angelo alzò lo sguardo verso l’apertura della grotta, riconoscendo il diavolo che planava con irruenza nella prigione scavata nelle profondità degli Inferi. Ad Yv non sfuggì il colore porpora della sua tunica.

«Siediti» disse il diavolo all’angelo, ripiegando dietro la schiena le ali da pipistrello.

«Io non prendo ordini da te!» Ancora una volta la mano si mosse a cercare un’elsa che non c’era.

Il diavolo la colpì al viso col dorso della mano, facendola cadere a terra.

«Qui tutti prendono ordini da me. Cerca di ricordarlo.»

Cerca di ricordarlo…

La visione si perse nei fumi del delirio. Yv sentì gli artigli scendere in profondità nella carne, ma stavolta più che con un grido di dolore li accolse con un gemito di piacere.

Cerca di ricordarlo…

«Chi sei?»

Non riuscì a capire se a chiederlo fu lei o l’angelo, tuttavia quella domanda sembrò spazzare via ogni traccia di annebbiamento dovuto ai fumi o al piacere e la visione tornò nitida nella sua mente.

Il diavolo posò a terra un catino d’acqua, vi immerse uno straccio e lo avvicinò al volto sanguinante della prigioniera che si scostò diffidente.

«Stai buona» disse lui. «Non voglio che un viso bello come il tuo venga rovinato.»

«E da quando un diavolo si preoccupa di preservare le cose belle?»

Non ricevette risposta, tuttavia le sembrò che gli occhi rossi di lui indugiassero un attimo di troppo sulle pietre del pavimento.

«Chi sei?» gli chiese nuovamente.

Yv conosceva già la risposta.

Il diavolo tornò a guardare l’angelo recuperando in un attimo tutta la sua arrogante sicurezza. Si alzò, le gettò addosso lo straccio bagnato e parlò con voce abituata al comando.

«Io sono il diavolo che non è nato da diavoli.»

La prigioniera si tirò in piedi a sua volta.

«Sei il figlio della Fiamma…» mormorò, prima che il fiato le si spezzasse in gola.

«Sì, sono il figlio della Fiamma. E tu mi dirai ciò che voglio sapere, angelo che non è nato da angeli, figlia del Lago.»

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I Segreti del Fuoco - 10

martedì, 30 giugno 2009 ore 11:10

Yv lanciò un grido quando gli artigli affondarono all’improvviso nella sua coscia, affilati e roventi come lame di fuoco. Con la stessa facilità con cui erano penetrati nella pelle ricoperta di scaglie, li sentì risalire lungo il quadricipite e le parve di udirli stridere contro le ossa del bacino prima di terminare la loro sinuosa corsa all’altezza del fianco. Il sangue sgorgò dai cinque squarci come acqua da una sorgente, mentre l’aria accoglieva il fumo che si levava dalla pelle di Yv e si impregnava dell’odore dolciastro della sua carne che bruciava. La Principessa dei Diavoli boccheggiò inalando aria, fumi e odori, respirò il proprio dolore e il piacere sadico di suo Padre, l’estasi mistica degli Iniziati ai margini della radura, la devozione dei Guardiani e il silenzio cupo del Grande Abisso. Con la coda dell’occhio le sembrò di scorgere un sorrisetto compiaciuto sulle labbra di Weig ed Erysh, l’espressione di ghiaccio della Regina Lawyn e qualcosa che assomigliava ad un desiderio animalesco nello sguardo di Cael fisso su di lei. La Fiamma divampò in un’esplosione di luce. Il cielo turbinò in un vortice di forme indistinte e colori dalle sfumature rossastre. Una nuova fitta di dolore alla spalla le strappò un secondo grido ed Yv vide quel grido trasformarsi in un’aquila bianca che spalancava le ali sopra di lei mentre gli artigli del Sommo Sacerdote tornavano a disegnare fiamme sul suo corpo.

«Non gridare… Ricorda chi sei…»

Le parole di suo Padre sibilarono attorno all’aquila, l’avvolsero in spire nere e divennero un serpente dagli occhi di rubino simile a quelli scolpiti sull’arco della sala del trono. Yv rimase a guardare la lotta tra rettile e rapace finché non strinse il dolore tra i denti soffocando grido e aquila in un unico sussulto di piume bianche. Mentre queste cadevano lentamente su di lei e sull’altare, sporcandosi del suo sangue e bruciando al contatto con la sua pelle, il serpente si dissolveva nell’aria come fosse di nebbia. E assieme ad esso, iniziò a svanire anche il dolore, dapprima gradualmente, quasi impercettibilmente, poi rovinando con la velocità di una valanga che lascia scoperto dalla neve il fianco del monte. E su quel tratto di nuda roccia si posarono i raggi del sole, soffiò leggero il vento, germogliarono i fiori. Per un attimo, Yv, la Principessa dei Diavoli, figlia della Fiamma dell’Inferno, vide il Paradiso e il suo cuore pianse per tutto il male del mondo e per il male che aveva dentro di sé quando comprese che non sarebbe mai stato per lei. Poi arrivò il fuoco. Il sole si ritirò perdendo il confronto con esso, il vento tacque, i fiori incenerirono. Le fiamme risalirono il pendio della montagna e raggiunsero la cima, dove urlarono al cielo il loro potere. Yv riusciva a percepirlo distintamente: ne fu avvolta come il serpente aveva avvolto l’aquila, ma non ne fu sopraffatta. Si abbandonò a quel potere, lo fece proprio, aprì ad esso le porte della sua essenza, mentre il ricordo della visione del Paradiso agonizzava tra le fiamme. E il potere dilagò in lei.

Il dolore si trasformò in piacere, il piacere in estasi, l’estasi in un rogo primordiale in cui Yv gettò tutto ciò che era per divenire un contenitore vuoto pronto ad accogliere tutti i misteri del mondo.

I Segreti del Fuoco.

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Tutto il mondo piange il Re del Pop

venerdì, 26 giugno 2009 ore 12:38

Il Mondo piange Michael Jackson

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I Segreti del Fuoco - 9

venerdì, 26 giugno 2009 ore 10:33

Il Re, Sacerdote della Fiamma, immerse il braccio destro nel fuoco fino al gomito. Già una volta aveva superato quella prova: aveva osato varcare il confine della sua essenza imperfetta per accedere ad una dimensione sacra che lo avrebbe reso cenere se lo avesse rifiutato o parte di qualcosa di immenso se, invece, lo avesse accolto. Aveva osato violarne la purezza con la sua carne che trasudava malvagità e i suoi pensieri miserabili. Aveva osato entrare nella Fiamma, sfidandola a divorarlo così come aveva fatto con tanti altri Re che non si erano dimostrati degni di essa. Ed era sopravvissuto. Non solo. Da lui la Fiamma aveva generato Yv, la Principessa dei Diavoli, dimostrazione vivente della sua grandezza. Indugiò con lo sguardo sul corpo nudo sull’altare in attesa di lui e, per un attimo, quasi dimenticò la cerimonia, la presenza di tutti e il braccio che assorbiva il potere del fuoco. Quando lo liberò dalle fiamme, osservò compiaciuto i bagliori sugli artigli e sui contorni delle scaglie che ardevano come braci incandescenti.

Yv vide il loro riflesso tingere di rosso la pietra bianca dell’altare come fosse il sanguinoso presagio di un sacrificio. Scacciò quell’immagine dalla mente, trattenendo paure e respiro quando il Re si chinò su di lei con una luce febbrile negli occhi.

I suoi artigli di fuoco le sfiorarono la fronte, poi scesero lungo la guancia. Contesa tra il freddo del marmo sotto di lei e il calore della mano che quasi la toccava, Yv non seppe distinguere la natura del nuovo brivido che le attraversò le membra, ma comprese all’istante che doveva lasciarsi andare ad esso. Chiuse gli occhi, mentre la pelle fremeva al passaggio delle dita sul suo collo e sul profilo del seno. Le sentì indugiare sull’addome, sui fianchi, tornare indietro e continuare la loro lenta discesa, avvicinarsi al suo corpo fin quasi a regalarle una carezza, per poi scivolare indifferenti lungo le gambe un attimo prima che lei impazzisse nel desiderio di quel tocco. Quando finalmente questo ci fu, la Principessa dei Diavoli ebbe appena il tempo di maledirsi per ciò che aveva desiderato. Poi fu solo dolore.

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I Segreti del Fuoco - 8

martedì, 23 giugno 2009 ore 17:51

Yv camminava lentamente, avvolta dalla tunica nera degli Iniziati. Quando raggiunse la scalinata che scendeva alle stanze del Re, al di sotto della foresta del Grande Abisso, si fermò in attesa che il corteo che la accompagnava ingrossasse le sue fila con gli illustri membri della famiglia reale.

Il principe Weig fu il primo a comparire, assieme al suo falso sorriso che lo abbandonava solo quando la rabbia prendeva il posto della meschinità. Al suo fianco, con la mano posata sul braccio del figlio, la Regina Lawyn gareggiava in bellezza ed eleganza con Erysh che li seguiva un passo più indietro. Tutti e tre indossavano gli abiti porpora del loro rango. Tutti e tre avrebbero dato l’anima, se ne avessero avuta una, pur di aggiungere al rosso della stoffa il rosso del sangue di Yv.

La foresta lanciò un lamento nel cielo dell’Inferno e il suo grido simile a un pianto di donna raggiunse ogni angolo di quel mondo grigio, esplodendo in una fiammata che rischiarò d’un tratto l’orizzonte. I rami si aprirono gemendo per consentire il passaggio a chi chiedeva di conoscere i Segreti del Fuoco e il corteo di diavoli, soldati o reali che fossero, passò sotto ad essi trattenendo il fiato come se si aspettasse che si richiudessero da un momento all’altro per fagocitare gli intrusi. Solo Yv non fece caso a quel lamento, lei che lo udiva ogni volta che scendeva nel Grande Abisso. Spostò lo sguardo da Weig a Erysh, poi lo posò su Lawyn, sugli Iniziati in testa al gruppo e sui Guardiani che li scortavano. Infine, si ricordò di respirare, proprio mentre la lunga camminata sembrava essere giunta al termine.

Si fermarono ai margini di una radura: la Regina e i principi presero posto sul podio a loro riservato e fu allora che Yv vide Cael, in piedi accanto al trono vuoto del Re, bello come un dio con la veste porpora che copriva solo in parte i bagliori dell’armatura. La salutò con un sorriso che Yv non ricambiò.

«Non aspettarti qualcosa da lei solo perché ti si concede ogni tanto, caro fratellino» gli disse Weig passandogli davanti per sedersi alla destra del trono.

Cael abbassò gli occhi sul suo capo, immaginando di affondare gli artigli in quel collo indifeso. Ma a suo modo Weig era divertente, pensò. «Sai, dovresti smetterla di prendertela tanto ogni volta che io riesco dove tu fallisci.» Gli si sedette accanto e, quando Weig si voltò verso di lui, Cael rispose con un sorriso che avrebbe strappato un diretto anche al più mite degli angeli. E Weig era un diavolo. Ma il suo pugno fu fermato prima ancora di partire. «Goditi l’iniziazione di Yv, fratello. Abbiamo tutta la vita per provare ad ucciderci.»

Il primogenito si risistemò la manica della tunica. «E puoi giurare che ci riuscirò.» Ma la sua minaccia si infranse contro il muro di indifferenza del minore dei figli maschi del Re.

Yv distolse lo sguardo dalla diatriba tra i suoi fratelli e osservò gli Iniziati che avanzavano verso il centro della radura. Quando essi le liberarono la visuale, Yv poté scorgere l’immenso bagliore della Fiamma che saliva dalle profondità dell’Inferno e ardeva davanti a lei in un guizzo di lingue di fuoco e scintille di luce. Per un attimo ne fu rapita: le sembrò di scorgere nel loro movimento ipnotico il senso più profondo dell’esistenza, sua e di ogni altra creatura presente in quel mondo e in qualsiasi altro, la ragione della creazione e il fine ultimo di ogni azione compiuta e di quelle ancora da compiere.

«Vieni avanti, tu che chiedi che ti siano svelati i Segreti del Fuoco.»

La voce di suo Padre risuonò nella radura assieme a un nuovo grido della foresta e Guardiani e Iniziati si inginocchiarono di fronte a lui che si ergeva enorme accanto ad un altare, nero come la notte e rosso come le fiamme di cui in quel momento era Sommo Sacerdote.

«Vieni avanti» ripeté allungando una mano verso Yv per condurla di fronte all’altare, di un bianco troppo candido per un mondo dominato da sfumature di grigio. Lentamente, le slaccio il nodo della tunica, gliela scostò dalle spalle e la lasciò cadere a terra contemplando la bellezza del suo corpo nudo alla luce della Fiamma. «Hai paura?» le chiese.

«Io non ho mai paura» rispose Yv mentre si stendeva sull’altare, ma il contatto con il marmo gelido le procurò ugualmente un brivido. Forse non solo di freddo.

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lunedì, 22 giugno 2009 ore 13:40

wolf

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I Segreti del Fuoco - 7

venerdì, 19 giugno 2009 ore 14:46

Quando Yv uscì dal Grande Abisso provò per un attimo la sensazione di essere vulnerabile.

Benché lì bruciasse la Fiamma che le aveva dato la vita, non le era mai piaciuto scendere in quella voragine: era come se una parte remota di sé soffrisse l’odio profondo che vi regnava e lanciasse grida di disperazione chiusa in una cella dimenticata. A volte l’eco di quel grido superava le barriere dell’inconscio e Yv stava in silenzio ad ascoltarne il lamento, chiedendosi se i diavoli potessero avere un motivo per piangere. Eppure quel giorno, sola sull’orlo del Grande Abisso, si ritrovò a pensare di essere più al sicuro laggiù, circondata da chi non vedeva l’ora di cibarsi del suo cuore, che nell’immenso vuoto che la circondava all’esterno di esso.

Si guardò attorno, quasi sperando di trovare un nemico reale che desse un volto ai suoi timori. Ma il nemico più reale che ciascuno ha, in genere è se stesso. Infastidita da quei pensieri, Yv spalancò le ali e una fiammata lontana tinse di rosso le venature sulle membrane prima che lei le sbattesse con un gesto rabbioso per portarsi in alto. Piegò verso i Monti dello Scudo, dove le grotte dei diavoli sembravano orbite vuote che sorvegliavano il suo ritorno.

Yv ignorò il loro sguardo ostile e salì di quota per raggiungere la caverna che aveva scelto come sua dimora.

Non appena mise piede sulle rocce, si accorse di non essere sola.

«Bentornata, sorella mia» la salutò una voce dal fondo della grotta.

Le labbra di Yv si piegarono in uno strano sorriso. «Sono io che ti do il bentornato, Cael. Non mi aspettavo di rivederti così presto.»

Cael avanzò nella penombra e Yv notò che indossava un’armatura.

«Le scaglie della tua pelle non sono abbastanza resistenti, fratello?»

La sua improvvisa risata la sorprese: «Almeno quanto le tue, mia cara. Ma le spade degli angeli non sono come i giocattoli degli umani. Non vorrai che io venga ferito di nuovo, spero.»

Solo allora Yv vide i segni sulla superficie della corazza, più simili a bruciature che a colpi inferti col taglio di una lama, e le tornò in mente l’orribile cicatrice che deturpava il torace di Cael. Passò distrattamente le dita sul pettorale dell’armatura che nascondeva il ricordo di quella battaglia.

«Certo che no… Ti voglio in perfetta forma per la cerimonia di domani» rispose con una luce di impazienza negli occhi.

«Nostro Padre ti inizierà ai Segreti del Fuoco, dunque.»

«Non poteva negarmelo» disse, e la luce nel suo sguardo cambiò.

Cael se ne accorse e ricambiò l’occhiata da fiera cingendole la vita con le braccia fino a farle male. «Non ho più voglia di parlare.»

Il fuoco che Yv aveva nelle vene divampò all’improvviso come le fiamme all’orizzonte. «Bene, perché io non ne ho mai avuta.» E quando Cael la baciò, quel fuoco divenne un incendio.

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I Segreti del Fuoco - 6

martedì, 16 giugno 2009 ore 07:41

Kradden

«Perché vuoi conoscere i Segreti del Fuoco, Yv? Sei già al comando del mio esercito, non è forse abbastanza onorevole la posizione che ti ho concesso?»

«Non me l’avete concessa voi, Padre. Chi altri può guidare un esercito di diavoli se non il migliore tra essi?»

Il Re la fissò negli occhi per un lungo momento, ma Yv sostenne il suo sguardo a testa alta senza lasciar trapelare la minima incertezza.

«Perché vuoi conoscere i Segreti del Fuoco?» chiese di nuovo, segretamente compiaciuto dell’atteggiamento fiero della figlia.

Il sorriso scaltro di Yv fu tanto improvviso quanto inatteso.

«Mi temete, forse?»

La domanda restò sospesa un solo istante.

«Conosco la tua ambizione.»

«Dovreste preoccuparvi dell’ambizione dei vostri figli bastardi, Padre. Sono il frutto di un unione tra demoni, cos’altro potete aspettarvi da loro se non che si azzuffino come cani rognosi per decidere chi sfiderà l’attuale capo branco?»

Weig si alzò dal suo seggio con un ringhio nervoso e la Regina stessa dovette trattenere Erysh per un braccio perché non imitasse il fratello.

«Cani rognosi?» ruggì il maggiore dei figli del Re.

Yv spostò lo sguardo su di lui: «Cani rognosi» confermò con voce ferma.

 A dispetto della tensione tra i due, il Re si lasciò andare ad una risata: Yv era decisamente sua figlia, più di chiunque altro.

«E tu non parteciperai alla zuffa?» le chiese divertito.

«Io sono stata generata dalla Fiamma che ha accolto il Re senza bruciarlo.» Quello era uno dei Segreti che erano stati rivelati, benché nessuno, ad eccezione degli Iniziati, ne comprendesse fino in fondo il significato. «Io non mi mischio con i cani. La mia ambizione va ben oltre il vostro trono, Padre.»

Ogni traccia di ironia svanì dal volto del diavolo, i suoi occhi rossi lampeggiarono nella penombra della sala del trono e i suoi passi riecheggiarono nel silenzio. Quando le fu davanti, ad Yv sembrò che il Re dell’Inferno le stesse giurando obbedienza eterna.

«Chiedimi ciò che vuoi, Yv, e io te lo darò.»

Lei scosse la testa. «Non so ancora ciò che voglio, ma non credo che quando l’avrò scoperto avrò bisogno di voi o di chiunque altro per averlo.» Fece una breve pausa, poi continuò: «Al momento la mia unica richiesta è che siate voi ad iniziarmi ai Segreti del Fuoco.»

«I Segreti del Fuoco ti appartengono per diritto di nascita, figlia della Fiamma. Tu stessa sei uno di quei segreti.»

«Ma vi chiedo ugualmente l’onore di ricevere i simboli dalle vostre mani, Padre» disse, piegandosi in un breve inchino.

Il Re valutò per un attimo la richiesta, guardò ancora sua figlia negli occhi e poi le voltò le spalle tornando a sedersi sul trono con una lentezza ricercata. Infine parlò.

«Così sia.»

Yv si inginocchiò, ma nessuno dei presenti credette che lo stesse facendo in segno di sottomissione o riconoscenza.

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Ragazze in vendita (2 di 2)

venerdì, 12 giugno 2009 ore 09:42

La prima volta che mi spogliai davanti a una webcam non sapevo bene come dovevo fare. Sapevo solo che guadagnavo una percentuale al minuto, perciò facevo in modo di rallentare il più possibile lo strip. Tuttavia, per riuscire bene in ciò che si fa occorre avere due requisiti fondamentali: attitudine ed esperienza. Non so se sono portata per questo, non sta a me dirlo, ma col tempo ho capito che spogliarsi in webcam non è poi così diverso dal servire un cliente in un negozio d’abbigliamento sportivo: in entrambi i casi è preferibile soddisfarlo facendogli spendere meno tempo e soldi possibile. Allora tornerà. Se invece gli si vuole far comprare per forza il paio di scarpe più costoso tenendolo prigioniero per due ore, beh, il mondo è pieno di negozi ben forniti. E il web era pieno di belle ragazze che impiegavano meno tempo di me a togliersi i vestiti.

Come in tutte le cose, ci vuole equilibrio.

Sciogli i capelli.

Con una smorfia di disappunto ridussi ad icona la finestra della chat per non leggere i commenti dell’utente che mi aveva contattato. Ero lì per spogliarmi, non per eseguire ordini. Infatti quella fu l’unica volta in cui rimasi con i capelli raccolti dall’inizio alla fine dello strip.

Allentai i lacci che chiudevano la maglietta davanti al petto e questa si aprì morbida lasciando intravedere l’intimo. Non la tolsi ancora, passando ad occuparmi della cerniera laterale della minigonna.

«Pensa di essere sola» mi aveva suggerito Erika, la compagna di università che mi aveva fatto conoscere il sito Ragazze In Vendita. «In fondo, davanti a te hai solo un monitor.» Io però avevo adottato un metodo diverso: pensavo che a guardarmi dall’altra parte dello schermo ci fosse Davide.

La minigonna cadde lungo le gambe e io lasciai trascorrere qualche secondo prima di prendere la sedia, togliermi gli stivali e iniziare a sfilarmi le autoreggenti.

Erika mi aveva consigliato di dedicare estrema cura a quel passaggio: «Pagano cinquanta o sessanta euro per avere le calze che hai addosso, e per l’intimo anche di più.» Con il tempo scoprii che quel sito mi permetteva di fare soldi in molti modi: per lo strip chiedevo dai due ai cinque euro al minuto, per il mio indirizzo di posta elettronica cinquanta, per il contatto msn sessanta, per il numero di cellulare settanta. C’era chi offriva cento euro per un caffé, chi molti di più per vedere un’esibizione dal vivo, ma io non ho mai accettato gli incontri: un conto è spogliarmi da sola nella mia camera, un altro farlo davanti a qualcuno. Naturalmente, si vendeva anche sesso.

Ripresi a giocare con i lacci della maglietta finché non li sciolsi del tutto liberandomi anche di essa, poi mi avvicinai alla webcam, consapevole del fatto che una visione ravvicinata era più gradita di una panoramica mentre sganciavo il reggiseno e sfilavo gli slip.

Quello per me è ancora oggi il momento più imbarazzante, non perché sono nuda, ma perché sono nuda ad aspettare che il cliente di turno finisca di fare quello che sta facendo e ricominci a scrivere o si disconnetta. Non importa, in genere dura poco.

Quella sera richiamai Davide per dirgli di venire da me. Lui si presentò a casa mia con una vaschetta di gelato e io permisi a Tommaso e Carlo di stare un po’ con noi per riprendersi dall’ennesima delusione europea.

«Su, non fate quelle facce! Almeno stavolta non ne avete presi sette…» disse Davide, scapigliando i ricci castani di Carlo. Qualche minuto dopo si offrì di riaccompagnarli in camera e io lo guardai allontanarsi con il più piccolo in braccio e Tommaso per mano. Non so quale percorso seguirono i miei pensieri ma mi ritrovai ad immaginare una vita con lui: una casetta da qualche parte, due o tre marmocchi in giro per casa e il cane ad abbaiare in cortile. Non ci sarebbero stati più spogliarelli clandestini, non ne avrei avuto bisogno.

Ma a volte il destino è strano.

Sono arrivata a guadagnare anche cinquemila euro al mese lavorando solo un paio d’ore al giorno, ho lasciato il lavoro al pub e ho ceduto a mia madre quello in negozio; nel frattempo Davide si è laureato e io ho pagato il mese scorso quella che dovrebbe essere l’ultima rata universitaria. Per festeggiare siamo andati a vedere un appartamento. Molto bello, spazioso, luminoso, ha anche un piccolo cortile e chissà che non prenderemo davvero un cane in attesa dei due o tre marmocchi. Non dovrebbero più esserci spogliarelli clandestini, non ne ho bisogno. Non più. Eppure…

Mi tolgo gli abiti casual che porto e indosso minigonna, autoreggenti e una maglietta che Davide ha da tempo messo all’indice dei vestiti proibiti, mi risistemo il trucco, lego i capelli e chiudo la cerniera degli stivali neri.

Infine accendo il pc.

Forse non l’ho mai fatto per soldi. 

 

2/2

 

Fine

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Ragazze In Vendita (1 di 2)

martedì, 09 giugno 2009 ore 22:34

Terminai il turno in negozio alle 19 e aspettai che Davide mi passasse a prendere con la moto. Ero abituata ad attenderlo qualche minuto, ma la cosa non mi infastidiva perché sapevo che il suo ritardo non dipendeva tanto da lui quanto piuttosto dai nostri orari praticamente coincidenti. Avevamo trovato lavoro più o meno nello stesso periodo: lui era stato assunto da un'agenzia immobiliare, io facevo la commessa in un negozio di abbigliamento sportivo. Non erano i nostri sogni e quello che guadagnavamo non ci avrebbe consentito di andare a vivere insieme, almeno per il momento, ma per lo meno potevamo pagarci gli studi universitari. Un giorno Davide sarebbe diventato architetto, mentre io, forse, avrei preso la laurea in giurisprudenza. Eravamo entrambi fuori corso da due anni, ma non era colpa nostra: non è facile trovare il tempo e la calma per preparare gli esami quando ti dividi tra la cassa di un negozio e il bancone di un pub. Non sono che lavoretti part-time e spesso ho pensato che il gioco non valesse la candela, ma qualcosa dovevo pur fare per non caricare tutto il peso della famiglia sulle spalle di mia madre. Soprattutto da quando quell'idiota di mio padre ha deciso di lasciarla sola con tre figli da mantenere. Non che lui contribuisse molto a farci arrivare a fine mese, anzi.

Davide fermò la moto davanti al negozio e mi lanciò il casco.

«Stiamo insieme stasera?» mi chiese mentre io salivo dietro di lui.

«Non lo so» gridai cercando di superare il rombo del motore. Forse non mi sentì perchè quando ci fermammo davanti al nostro solito bar aveva già in mente il programma della serata. «Visto che stasera non devi lavorare al pub e tua madre non c'è, potrei venire a dormire da te. Domani mattina accompagno i tuoi fratelli a scuola e poi vado a lavoro.» Non era la prima volta che succedeva: mia madre fa la badante per una coppia di anziani e torna a dormire a casa solo nel fine settimana. Non mi fa storie se Davide passa la notte con me, anche perché ormai stiamo insieme da tre anni e, conoscendolo, ha imparato ad adorarlo come lo adoro io. Anche i miei due fratellini, Tommaso e Carlo, stravedono per lui, sebbene non li lasci mai vincere alla play-station.

Lo guardai mentre ordinava da mangiare e all'improvviso provai il desiderio di averlo accanto a me quella notte. Purtroppo non era possibile.

«Vorrei tanto, Davide. Ma stasera devo studiare...»

Lui alzò le spalle: «E allora? Casa tua è piena di libri e dvd, non ti darò fastidio, promesso!»

«Sì, certo!» scherzai. «Lo sappiamo tutti e due che io non studierei e tu non vedresti nessun film… Facciamo un'altra volta.»

La spuntai, ma se Davide avesse saputo che quella sera non avrei affatto studiato non avrebbe ceduto tanto facilmente.

Mi riaccompagnò a casa alle 21, Tommaso aveva già preparato la cena per sé e per Carlo e li trovai in camera a guardare la partita di coppa.

«Chi gioca?» chiesi distrattamente salutandoli con un bacio.

«Gioca la Maggica!» rispose Tommaso. «All'andata avemo vinto due a zero, mo' stamo pari. Stavorta c'arivamo in semifinale, sicuro!»

Carlo mi guardò di nascosto, aspettandosi forse che rimproverassi il fratello per il linguaggio troppo dialettale. Invece gli strizzai l'occhio. «Tanto mo' ne pijate tre!» dissi uscendo dalla stanza, poi aggiunsi dal corridoio: «Andate a dormire dopo la partita.» Non sentii risposta, ma sapevo che avrebbero obbedito.

Sono due bravi ragazzini, pensai chiudendo a chiave la porta della mia camera.

Mi tolsi gli abiti casual che portavo e indossai minigonna, autoreggenti e una maglietta che Davide aveva messo all’indice dei vestiti proibiti, mi risistemai il trucco, legai i capelli e chiusi la cerniera degli stivali neri.

Infine accesi il pc.

Era tempo di lavorare.

 

1/2

Continua…

 

NdA (nota di Ariendil): l’idea per questo racconto è venuta leggendo un articolo su un quotidiano locale.

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Slam!

domenica, 07 giugno 2009 ore 17:48

''E' la vittoria piu' bella di sempre. Non ho piu' pressione addosso, finalmente ho vinto il Roland Garros. Non se nemmeno io se merito il calore del pubblico''. Roger Federer e' commosso dopo il trionfo al Roland Garros. Lo svizzero, numero 2 del tennis mondiale, ha vinto per la prima volta il torneo parigino. Nella finale di oggi, ha sconfitto in finale lo svedese Robin Soderling per 6-1, 7-6(1), 6-4.

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I Segreti del Fuoco - 5

venerdì, 05 giugno 2009 ore 17:43

Il corridoio terminava in un grande arco sorretto da colonne ancora più imponenti di quelle che Yv si era fermata ad ammirare prima che Weig arrivasse a distrarla. Sul fusto di entrambe si arrampicavano due serpenti, le cui code si perdevano sinuose nel pavimento e le teste si sfioravano sopra la chiave dell’arco, volgendo lo sguardo in basso per osservare l’ingresso con pupille di rubino. Al di là di esso, la sala del trono era avvolta nella penombra.

Yv vi entrò senza esitazioni, catturando subito nei suoi gli occhi del Re che sedeva in fondo alla stanza. Forse provò per un attimo soggezione o forse fu solo il modo in cui le sorrise che quasi la costrinse a rallentare il passo, tuttavia si sforzò di camminare e tenere alto lo sguardo finché non fu davanti ai gradini del trono. Solo allora si inginocchiò di fronte al Re dell’Inferno.

«Yv…»

Il suo nome pronunciato dalla voce cupa del Re sembrò restare sospeso nell’aria come il fragore del tuono.

«Mio Signore» rispose Yv, abbassando il capo. Poi tornò in piedi, si rivolse alla donna diavolo seduta accanto al Padre e la salutò di malavoglia. «Lawyn.»

«Regina Lawyn!» la redarguì Erysh lanciandole un’occhiata di fuoco.

Yv alzò le spalle.

«Suvvia, Erysh. Yv non aveva nessuna intenzione di mancare di rispetto a nostra Madre» disse Weig in tono pacato portandosi alla destra del Re.

«Ne sono sicura anch’io» convenne Lawyn, ma il suo sorriso risultò forzato.

Yv la guardò appena: «Non esserlo.»

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I Segreti del Fuoco - 4

venerdì, 29 maggio 2009 ore 07:57

Yv e Erysh procedevano in silenzio circondate da una foresta muta in cui non esisteva vita. Non c’erano animali, né vegetazione, né ruscelli: gli alberi stessi sembravano neri involucri nodosi a cui era stata succhiata via la linfa, lasciati lì a morire lentamente, con i rami ad implorare la pietà di un cielo che rideva della loro disperazione. Di nuovo, Yv sentì il lamento sordo del Grande Abisso. Poi tutta l’oscurità dell’Inferno sembrò concentrarsi davanti a lei, dove i tronchi si infittivano e la selva diventava un’impenetrabile muraglia. Al di là di essa, la Fiamma dell’Inferno bruciava dagli inizi del tempo e avrebbe continuato a bruciare finché il tempo non fosse giunto alla fine.

Erysh avanzò verso il muro di alberi e Yv ebbe l’impressione che essi si chiudessero maggiormente per impedirle il passaggio. Le lanciò una rapida occhiata, ma lo sguardo ancora carico di risentimento per l’umiliazione subita era fisso sui gradini che scendevano al di sotto delle radici. Yv la seguì senza esitazioni nella dimora sotterranea del Re dell’Inferno.

La scalinata scendeva nelle profondità del Grande Abisso. I gradini in terra e legno che in superficie si confondevano con le radici degli alberi lasciavano bruscamente il posto a levigati blocchi di pietra su cui risuonavano i passi delle due donne diavolo. Giunta al corridoio principale che si allungava al termine della scala, Yv si guardò intorno per qualche momento, lasciando che la memoria tornasse ai tempi della sua fanciullezza, quando restava incantata ad ammirare le colonne che sembravano emergere direttamente dal pavimento, protendersi verso l’alto con l’insolenza dei giganti e sostenere su di sé il peso delle volte e dell’Inferno sopra di esse.

«Non sei cambiata da quando vivevi qui, Yv: sempre con lo sguardo rivolto verso l’alto. Ma ormai quel tempo è passato, benché nostro Padre lo rimpianga.»

Yv scosse la testa, accogliendo con una smorfia la figura che veniva loro incontro dal corridoio immerso nel buio. «Ed è l’unico a rimpiangerlo, dal momento che nessuno dei presenti ricorda con gioia la mia permanenza a palazzo» rispose, riconoscendo la voce di suo fratello Weig.

Erysh gli si portò al fianco, guardando Yv con rinnovata sicurezza ora che poteva contare sull’appoggio del primogenito del Re: «Non è esatto, sorellina. Io ricordo con estremo piacere tutte le volte che ti ho punita.» Con un sorriso di sfida, passò le dita sull’impugnatura della frusta agganciata alla cintura.

Ma Yv si lasciò scivolare addosso la provocazione: tutti e tre sapevano chi sarebbe uscito vincitore da un eventuale scontro e tutti e tre sapevano che quello scontro non ci sarebbe mai stato. Non in quel modo, almeno: nessuno era tanto stupido da confrontarsi apertamente con la Principessa dei Diavoli.

Neanche Erysh e Weig, pensò Yv con una punta di acidità.

«Come ha detto nostro fratello, ormai quel tempo è passato» disse ricambiando il sorriso.

Weig sentì Erysh fremere di rabbia contro il suo braccio e anticipò la sua replica facendo strada ad entrambe lungo il corridoio.

«Il Re e la Regina ci attendono» disse con tono autoritario, ma aspettò lo stesso che le scintille nello sguardo delle due si placassero prima di voltare loro le spalle ed incamminarsi verso la sala del trono.

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I Segreti del Fuoco - 3

domenica, 24 maggio 2009 ore 17:07

Yv camminava con passo sicuro dietro le sagome massicce dei due Guardiani del Fuoco. A volte indugiava con lo sguardo sulle fiamme incise sulle asce e sulle piastre delle corazze chiedendosi se la sua natura non fosse più vicina a quella dei Guardiani piuttosto che a quella degli Iniziati: dopotutto, era e si sentiva una guerriera, comandava un esercito di diavoli e il luccichio di quelle armi e di quelle armature l’attirava come se fosse nata per averle. Qualcosa le diceva che non c’era altra mano in grado di brandire una lama con i simboli sacri come avrebbe saputo fare la sua, che non c’era altro corpo che quelle corazze avrebbero voluto difendere se non quello partorito dalla Fiamma che servivano. D’altra parte, però, conoscere i Segreti del Fuoco significava avere nelle proprie mani un potere ancora più immenso di quello racchiuso in qualsiasi arma o armatura, magica e non. Senza contare che in quel modo avrebbe forse finalmente scoperto il vero motivo della sua nascita. Sapeva di essere destinata a qualcosa di più grande che guidare l’esercito dell’Inferno: per quello non c’era bisogno di essere figlia della Fiamma, bastava uno qualsiasi dei bastardi purosangue di suo Padre. A stento contenne la collera che, come sempre, l’assaliva quando pensava a una famiglia di cui non si sentiva di far parte. Rispettava suo Padre perché era Re dell’Inferno e perché la Fiamma aveva scelto di non incenerirlo quando era entrato in lei, ritenendolo degno di possederla e di darle una figlia, ma gli altri li avrebbe uccisi volentieri.

Tranne Cael, pensò. Lui era l’unico che avrebbe risparmiato, almeno finché avesse continuato a soddisfare i suoi desideri. Si irritò al pensiero che non fosse ancora tornato dalla spedizione contro gli angeli: la sua visita al palazzo reale sarebbe stata meno sgradevole se ci fosse stato Cael.

«Disturbo i tuoi pensieri, sorella?»

Alzò gli occhi e vide una donna diavolo comparire dall’intrico di alberi morti. Rimase a guardarla camminare finché non si fermò davanti a lei, bella da togliere il fiato nella veste rossa che erano soliti portare i demoni della famiglia reale, e per un attimo Yv non seppe se fosse più forte l’odio o l’invidia.

«In verità sì, Erysh, ma suppongo che non sia un motivo valido per farti andar via.»

Erysh finse di non aver udito. «Penserò io ad accompagnare mia sorella da nostro Padre» disse ai Guardiani del Fuoco dissimulando il suo fastidio.

«Siamo spiacenti, principessa, ma i Guardiani ricevono ordini solo dagli Iniziati e dal Re» rispose uno dei due, seppur accennando a un inchino.

«Ma io sono la figlia del Re!»

Vedendo la frustrazione della sorella, Yv si lasciò sfuggire un sorriso. «Andate pure, non corro alcun pericolo con lei.»

Stavolta i soldati si piegarono in un inchino più convinto: «Come desiderate, Principessa dei Diavoli.» E sparirono da dove Erysh era venuta.

Yv la sentì ringhiare sommessamente e si strinse nelle spalle.

«Dovrà pur esserci una differenza tra essere la figlia della Fiamma che ha accolto il Re ed essere la figlia della puttana di turno del Re, non credi?» Ebbe appena il tempo di finire di parlare che gli artigli di Erysh balenarono nell’oscurità del Grande Abisso accompagnati da un ruggito rabbioso. Con un movimento rapido, Yv si spostò di lato e le bloccò il polso girandole il braccio dietro la schiena. «La prossima volta che mi attaccherai cerca di essere sicura di potermi almeno colpire, mia amata sorella.» La lasciò andare. «E ora conducimi da nostro Padre.»

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I Segreti del Fuoco - 2

giovedì, 21 maggio 2009 ore 15:01

Yv si fermò ai margini del Grande Abisso, un baratro oscuro che scendeva nelle profondità del mondo e ne sfiorava il cuore con le sue spire malvagie. Il punto più nero dell’Inferno. Il luogo in cui ardeva la Fiamma e risiedeva il Re, suo Padre. Neanche a lei era permesso entrarvi senza il consenso dell’una o dell’altro, ma Yv dubitava che esistesse qualcuno tanto pazzo da avventurarsi lì sotto senza una guida. Eppure si diceva che alcuni avessero tentato e che vagassero ancora e per sempre, perduti tra selve popolate dai loro incubi e paludi in cui strisciavano le loro paure. Posò lo sguardo sugli scheletri d’albero che si contorcevano innaturalmente lungo il pendio, con le cortecce scure e i rami protesi ad afferrare il nulla come dita smaniose, e ad un tratto le parve di sentire un lamento provenire dalle profondità del Grande Abisso. Tutto intorno alla voragine, il cielo grigio di un mondo senza sole era rischiarato da fiammate improvvise che si levavano dalla linea piatta dell’orizzonte e in quei periodici attimi di luce si potevano scorgere le sfumature rossastre di un paesaggio dominato dalla desolazione. Molti anni dopo, Yv avrebbe ritrovato un paesaggio simile nelle terre degli umani, avrebbe attraversato un altro deserto, rosso come le fiamme che l’avevano generata e polveroso come le macerie di una terra senza vita, avrebbe trovato rifugio in una grotta e avrebbe visto il sole ingoiato dalle pareti rocciose di un canyon, mentre dava alla luce il figlio che ancora non sapeva che un giorno avrebbe concepito. Ma tutto questo sarebbe successo in un futuro ancora lontano.

«Vostro Padre vi sta aspettando, Principessa.»

Due diavoli armati di asce comparvero dal vuoto del Grande Abisso.

Yv vide distintamente i disegni della Fiamma incisi sulle lame: erano due Guardiani del Fuoco e portavano sulle loro armi gli stessi simboli che domani avrebbe avuto lei sulla pelle. Domani e per sempre. Un brivido di eccitazione le corse lungo le membra al pensiero di essere iniziata ai Segreti del Fuoco.

Annuì, nascondendo quell’ingenua emozione più adatta ad una ragazzina umana che alla figlia di Colui che sedeva sul trono dell’Inferno.

«Sono pronta» disse con voce ferma, ma per un istante si chiese se lo fosse davvero.

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