Ombra&Magia 51

giovedì, 15 maggio 2008 ore 12:25

Rientrò nella locanda quando gli avventori cominciavano già ad andare via. Il suo umore non era migliorato e, anzi, come spesso accadeva quando decideva di annegare nella solitudine, si era fatto ancora più nero. Scelse un tavolo in un angolo e ordinò da bere. Dalla parte opposta della sala, Earmir ed Eyghen parlottavano e sorridevano complici: non avevano fatto caso a lei e Ariendil fu grata al destino, una volta tanto. Cristhan probabilmente era in camera, ma lei non aveva voglia di cercare la sua compagnia. Non aveva voglia di cercare la compagnia di nessuno.

Il locandiere arrivò col boccale di birra, le chiese se volesse anche qualcosa da mangiare e tornò alle sue mansioni quando la ragazza gli fece cenno di essere a posto così.

Un elfo e un Cavaliere della Luce… A pensarci bene era un abbinamento perfetto: due esseri fatti di purezza che sembravano creati dalla stessa mano. Guardava la loro felice armonia e si vergognò di esserne infastidita. Il fatto che Earmir fosse la sua migliore amica ed Eyghen la persona che non avrebbe augurato di avere al fianco neanche al suo peggior nemico spiegava solo in parte il misto di rabbia e disappunto che cresceva in lei. Forse si sentiva solo esclusa da quel mondo di luce che a lei non era dato avvicinare.

«Te ne starai qui a bere da sola per tutta la notte?» Immersa nei suoi pensieri, non aveva notato il tizio che le si era avvicinato.

Alzò lo sguardo verso di lui: biondo, occhi chiari, sorriso smagliante e l’aria di chi era fin troppo sicuro di sé. Il classico tipo che non le diceva assolutamente nulla.

«Può darsi» gli rispose annoiata. I biondi non le erano mai piaciuti, quelli che credevano di avere il mondo ai loro piedi ancora meno.

Il ragazzo si sedette al suo tavolo e ordinò altre due birre.

«Posso farti compagnia?» Ariendil alzò le spalle. «Come ti chiami?» le domandò ancora.

«Ti importa?»

Lui sorrise: «In effetti no. A te interessa sapere il mio nome?» A lei non interessava neanche se un demone fosse entrato all’improvviso dalla porta della locanda reclamando la sua vita. Lanciò un’altra occhiata ad Earmir ed Eyghen.

«Amici tuoi?» le chiese seguendo il suo sguardo.

«Più o meno.»

«Spero tu non voglia unirti a loro perché io non ho nessuna intenzione di dividere con altri la tua compagnia.»

Se non fosse stata così di malumore, Ariendil avrebbe riso per quella frase ridicola. Patetico, pensò. «Non voglio unirmi a loro» preferì dire.

Il ragazzo sorrise di nuovo: «Piuttosto scontrosa, eh? Sembri una pronta a tirare fuori gli artigli, ma secondo me non graffi affatto. Sono sicuro che sei più da fusa.»

A dire il vero, in quel momento era più da spada conficcata nel suo stomaco, ma mise da parte l’allettante prospettiva di farlo tacere in quel modo e fece scivolare il bicchiere vuoto verso di lui: «Me lo riempi?»

Mentre la serata continuava a macinare ipocrisia, Ariendil passava in rassegna gli ultimi mesi della sua vita: quando era stato che le era sfuggita di mano? Quando ciò che aveva perso aveva cominciato a trascinare giù anche tutto il resto? Non riusciva a risalire a un momento preciso. Ricordava molti episodi in cui si era sentita spezzata, alcune volte aveva persino avuto la sensazione di aver scritto la parola fine sulla storia della sua vita, ma se avesse dovuto ricondurre tutto ad un avvenimento in particolare non avrebbe saputo scegliere con certezza.

«Ne beviamo un’altra?»

Fissò con sguardo torvo il ragazzo davanti a sé: avrebbe pagato oro perché si togliesse quel sorriso idiota dalla faccia. «Ti do un consiglio per la prossima volta, anche se non ci sarà: se vuoi farmi ubriacare usa il vino.» Svuotò il boccale di birra e si alzò. «Ma stasera non ne hai bisogno. Andiamo.»

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Ombra&Magia 50

lunedì, 12 maggio 2008 ore 10:06

La luce delle lanterne sulla porta arrivava debole e incerta fino a loro: Ariendil scorgeva appena la sagoma dell’elfa, riusciva a distinguerne i contorni, a coglierne i movimenti, di tanto in tanto catturava lo scintillio degli occhi, ma non poteva decifrare le sue espressioni né leggere dalle sfumature del viso ciò che non diceva. Sapeva che Earmir, invece, la vedeva perfettamente e questa differenza tra loro la metteva a disagio, la faceva sentire vulnerabile.

La vide avvicinarsi alla sacca da viaggio appesa accanto alle recinzioni dei cavalli ed estrarne qualcosa che, in un primo tempo, non riuscì a riconoscere. Poi l’elfa tornò davanti a lei, le prese le braccia e le mise tra le mani ciò che aveva preso. Ad Ariendil bastò sentirne la consistenza per capire di cosa si trattasse: la carta di pergamena era ruvida come la ricordava, l’astuccio in cui erano riposti pennini e inchiostri odorava di cuoio vecchio. Ricordi della vita che aveva lasciato ad Iridis si riaffacciarono alla sua mente con il loro carico di gioie perdute e strazianti malinconie. Retrasse le mani e pergamene ed astuccio caddero a terra tra loro due.

«Non voglio scrivere» disse dandole le spalle perché lei non vedesse l’accenno di lacrime. Anche la scrittura apparteneva alla lista infinita di ciò che era andato perduto.

«Adesso non vuoi… Ma portale con te. Scrivere è ciò che ami di più al mondo, più di Iridis, più di qualunque altra cosa e di chiunque. Prima o poi tornerai a farlo, è inevitabile perché fa parte di te.»

«Mi fa male» ammise Ariendil. «Non era per me che scrivevo… E ora mi fa male, anche solo pensare di farlo mi fa male.» Sentì le proprie difese abbassarsi, il cuore aprirsi di fronte ad Earmir come accadeva un tempo, forse desiderava persino una carezza o un abbraccio.

«Lo so…»

Ma la debolezza durò un attimo soltanto: ce la faceva da sola, non le serviva nessuna carezza e nessun abbraccio. Era un Cavaliere delle Ombre.

«No, non lo sai! Non lo sai cosa vuol dire dover sbattere la porta in faccia a qualunque cosa possa farmi venire voglia di scrivere, dovermi girare dall’altra parte quando vedo qualcosa di bello in questo schifo di mondo o avere paura ogni maledetto giorno di non essere abbastanza forte per proteggermi da tutto quello che fino a ieri mi faceva stare bene!» Il suo sguardo sembrò perforare la penombra mentre le ultime parole le uscirono dalla bocca cariche di risentimento. «Te compresa.»

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Ombra&Magia 49

venerdì, 09 maggio 2008 ore 19:22

Il bivio per Devries era a meno di un’ora di viaggio dalla cittadina in cui avevano deciso di fermarsi per la notte e per far rifornimento di provviste. Ariendil giudicava inutile quella sosta: lei e Cristhan potevano benissimo proseguire verso Bladerorgh, non c’era motivo di fingere che quella fosse una serata tra quattro amici che si stavano salutando. Come se a qualcuno di loro importasse che si stessero dividendo. Neanche ad Earmir importava, altrimenti sarebbe rimasta.

Riemerse dalle ombre il tempo necessario per sistemare il cavallo nella stalla della locanda in cui avrebbero alloggiato, poi tornò nel suo mondo di scuro silenzio. Attraverso esso scrutò il locale e i suoi avventori: gente a modo e ben vestita, niente a che vedere con il “Covo”. Doveva averla scelta Eyghen, pensò. Lo vide avvicinarsi al bancone e si spostò in un’ombra più vicina.

«Salve, buon uomo. Avremmo bisogno di due stanze per la notte» disse lasciando più monete di quante ne occorressero. Se le ombre avessero avuto un cielo, Ariendil avrebbe alzato gli occhi verso di esso: possibile che doveva sempre trovare il modo per fare l’eroe misericordioso della situazione? «Per te va bene, vero?» aggiunse poi rivolto ad Earmir. Ariendil la vide sorridere e sfiorargli il braccio.

«Va bene» rispose l’elfa.

L’umana abbandonò con disappunto quell’ombra per uscire sulla strada. La sera era fredda e l’aria portava ancora con sé l’odore della neve.

Poco dopo, Earmir la raggiunse. «Abbiamo le stanze. Tieni la chiave.»

«Dalla a Cristhan, a me non servono chiavi.»

«Ah, già» commentò sarcastica l’elfa «tu hai le tue care ombre.»

Ariendil si voltò a guardarla senza nessuna particolare espressione sul viso. «Esattamente.»

«E cos’altro hai?»

«Nient’altro. Ma è tutto quello che mi serve.»

Earmir serrò le labbra, ma era una risposta che, le piacesse o no, doveva farsi andare bene. Come tutte le altre, del resto.

«Ho io una cosa per te. L’unica cosa che forse può aiutarti più di quanto non riesca a fare io. Vieni.»

Si incamminò verso le stalle e, dopo l’iniziale indecisione, Ariendil la seguì.

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Ombra&Magia 48

mercoledì, 07 maggio 2008 ore 21:48

Ariendil sganciò il pettorale dell’armatura, sfilò i bracciali e allentò gli schinieri. Pezzo dopo pezzo la corazza nera cadeva a terra con tonfi cupi, mentre nella mente della ragazza i pensieri sembravano sciogliersi come la neve dei giorni scorsi. Era diventata bravissima a non pensare, le ombre la stavano aiutando in questo.

Per ultimo lasciò scivolare al suolo il cinturone con le spade, le uniche cose da cui le era difficile separarsi, un amuleto che le dava la forza e il coraggio di affrontare qualunque nemico si parasse sul suo cammino: nemici in carne ed ossa, fatti di muscoli e sangue, mortali come lei. Sui fantasmi del passato, sulla miseria del presente e sulla paura del futuro, neanche le sue spade potevano nulla. Si allontanò dal posto che aveva scelto per la guardia e si avvicinò a Cristhan. A differenza di Earmir ed Eyghen, l’Oscuro dormiva lontano dal fuoco, nella tremolante penombra al confine tra il buio e la luce; il suo respiro era lento e regolare, i movimenti del torace appena percettibili sotto la coperta. Ariendil si sdraiò accanto a lui senza far rumore, ma l’elfo aprì gli occhi e la ragazza poté vedere la sua pupilla allargarsi per permettergli la visione notturna.

L’umana cercò il contatto col suo corpo e lo baciò.

«Dovresti svegliarmi così più spesso… Vuoi che ti dia il cambio? Hai sonno?»

Prese a spogliarlo e lo attirò a sé finché non fu sopra di lei. «Ti sembra che abbia sonno?»

«Potrebbero sentirci…»

«Non mi importa.»

Era rimasto ben poco che avesse una qualche importanza e, anche se questo ne avesse avuta, Ariendil era troppo lontana da tutto per accorgersene. Le sembrava di trovarsi in una realtà sterile e ovattata, svincolata dalle leggi della volontà e dei sentimenti, in cui lei non era che il riflesso di se stessa, spettatrice anziché protagonista. Voleva che fosse così. Era tutto molto più semplice così.

Quando le mani e la bocca di Cristhan iniziarono a cercare la sua pelle, i pochi pensieri che indugiavano ancora ai margini della sua ragione furono inceneriti all’istante dal suo fuoco. Non chiedeva altro.

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In ---> fantasy, ombra e magia

Caffè Letterario

martedì, 06 maggio 2008 ore 07:31

Si può vedere un angelo tra i gironi dell'inferno? Eccome se si può vedere...

Era passata circa mezz’ora da quando avevo preso la zolletta di zucchero imbevuta di acido. Durante quei minuti mi erano venute in mente le lezioni del professore di farmacologia sulle sostanze d’abuso, c’era qualcosa che aveva detto che avevo la sensazione fosse importante, qualcosa che dovevo ricordare ma che al momento mi sfuggiva.

«LSD, l’allucinogeno comunemente chiamato “acido”: è la dietilamide dell’acido lisergico, una sostanza sintetica scoperta nel 1938. È la più potente in assoluto tra le sostanze d’abuso dal momento che sono sufficienti appena 25 microgrammi affinché sia attiva.»

Adoravo quel professore, il modo in cui parlava, come riusciva a tenere cristallizzata su di sé l’attenzione di tutti. Era uno dei pochi che riuscivo a vedere come una persona oltre che come un docente, che sembrava avere una vita vera al di fuori delle mura delle aule. Forse era perché ogni tanto veniva a lezione con il borsone da tennis. Doveva essere uno di quei giocatori che basavano tutto sulla resistenza fisica e che per fermarli dovevi sparargli. Mi ero messa in testa di sfidarlo un giorno, ma solo dopo aver dato l’esame: non volevo che pensasse che il mio fosse un mezzuccio per arrivare al 30.

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In ---> racconti

Ombra&Magia 47

lunedì, 05 maggio 2008 ore 00:11

Ariendil montava la guardia ai margini del cerchio di luce che il fuoco emanava. Attorno ad esso Earmir, Eyghen e Cristhan dormivano avvolti nelle pesanti coperte che li proteggevano dal rigore invernale. L’Oscuro si era offerto di restare sveglio al suo posto, dal momento che gli elfi necessitavano di minor riposo rispetto agli umani, ma la ragazza aveva rifiutato: da quando trascorreva la maggior parte della giornata nelle ombre, non sentiva più la necessità di dormire. In effetti, sembrava essersi scrollata di dosso tutti quelli che erano i bisogni primari dei mortali. Mangiava meno di quanto non facessero i due elfi, non sentiva il freddo né si preoccupava di ripararsi dal vento o dalla pioggia. Vagava nel mondo senza uno scopo e senza una meta, senza volontà. L’unica emozione che aveva tenuto per sé era la rabbia, ma non più la rabbia cieca e furente della Doppia Lama, quel fuoco improvviso che esplodeva in un istante bruciando ragione e buon senso in un rogo di follia; ora era un sentimento più pacato, in cui la razionalità trovava lo spazio che prima non aveva, qualcosa di più profondo e duraturo di una sfuriata, controllabile persino, qualcosa che somigliava al rancore.

Un fruscio la fece voltare verso l’alone di luce, mentre le spade già guizzavano fuori dalle guaine e rilucevano al chiarore delle fiamme.

«Sono io» la rassicurò subito Earmir.

Ariendil sorrise tra sé: era la prima volta che non si faceva cogliere di sorpresa da un elfo. Probabilmente il silenzio delle ombre stava acuendo i suoi sensi. Non si soffermò a considerare che tutto avesse un prezzo, o forse lo fece ma giudicò le sue emozioni e la sua vita una contropartita onesta. Non le sembrava di chiedere molto, in fondo: voleva solo stare meglio e le ombre le davano l’illusione di avere ciò che voleva, in un modo o nell’altro. Quanto si facessero pagare non era poi così importante.

Abbassò le spade e tornò a fissare l’oscurità che li circondava.

«Non credi che dovremmo parlare?» le chiese l’elfa.

«Di cosa?»

«Del fatto che sei sempre arrabbiata con me.»

Ariendil la guardò freddamente. «Non sono arrabbiata con te.»

«E allora cosa sei? Provo a cercarti e tu mi eviti, ti parlo e tu mi rispondi come se mi stessi facendo un favore… Perché fai così?»

«Io non ti evito e non ti rispondo per farti un favore.»

L’elfa scosse la testa: non stavano andando da nessuna parte così.

«Vorresti che io non fossi qui, vero?»

Un ululato lontano si perse nel vento, voci simili che si fusero in un unico brivido sulla schiena di Ariendil. Perché dovevano finire a parlare ogni volta di argomenti che lei non voleva affrontare? Non potevano parlare delle stagioni o del viaggio o di qualsiasi altra cosa che non prevedesse mani che tremavano, cuore che martellava e cervello che impazziva?

«Non chiedermi quello che vorrei, perché tanto non posso averlo.»

«Bene» disse Earmir col tono di chi mette fine ad una conversazione. «Se non vuoi altro che quello che non puoi avere, non hai bisogno che io stia qui a parlarti. Sei solo una ragazzina, Ariendil. Vuoi tornare indietro e riavere i tuoi giorni felici? Beh, non si può! Smettila di torturarti! La tua vita non potrà più essere come prima, sarà diversa ma non è detto che non possa essere di nuovo serena.»

La notte ronzò tra loro senza che nessuna delle due aggiungesse altro, poi il Cavaliere delle Ombre si voltò verso l’elfa.

«Non stavi andando via? Avevo capito che non avessi più intenzione di stare qui a parlare con una ragazzina.»

Earmir le avrebbe dato volentieri un ceffone ma riuscì a controllarsi: «Pensi che prima o poi riusciremo a stare di nuovo bene insieme?»

Ariendil distolse lo sguardo e lasciò che vagasse senza fretta lungo il sentiero inghiottito dalle tenebre. Il rancore graffiava dentro di lei, l’odio ruggiva e l’indifferenza iniziava ad innalzare la sua barriera di ghiaccio, ma, su tutti, la tristezza stendeva il suo pesante telo grigio.

«Non lo so.»

Forse Earmir provò in quel momento le sue stesse sensazioni, Ariendil non lo seppe mai, ma contava poco.

«Tra due giorni raggiungeremo il bivio per Devries: credo sia meglio per tutti che io prosegua con Eyghen verso il Tempio» disse. Poi si allontanò, lasciando Ariendil a fissare il buio e a domandarsi quando l’unico buio che avesse un senso sarebbe arrivato a salvarla.

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Ombra&Magia 46

venerdì, 02 maggio 2008 ore 14:03

Nessuno dei quattro si ritrovò un pugnale in gola nei giorni seguenti, ma non per questo essi furono migliori di come Ariendil se li aspettava. Viaggiavano spediti, più per essere impegnati a fare qualcosa che per una reale necessità di affrettare i tempi. La neve si andava sciogliendo ai lati della strada e non ne cadde altra ad ostacolare il cammino, ma l’inverno era ancora ben lontano dall’esaurire le sue riserve di gelo.

Nonostante sia Ariendil che Cristhan preferissero muoversi di notte, avevano accettato senza discussioni la decisione degli altri di cavalcare durante il giorno: per la pelle chiara e delicata dell’Oscuro i raggi del sole invernale non erano ancora abbastanza forti da rappresentare un problema; quanto ad Ariendil, sembrava che la cosa non la riguardasse. Seguiva i compagni con atteggiamento passivo e distaccato e i dialoghi con loro erano ridotti al minimo indispensabile. All’inizio aveva mantenuto una certa vicinanza con Cristhan, la loro solita vicinanza fatta di momenti in cui si cercavano quando si stavano allontanando troppo e si separavano di nuovo quando rischiavano di essere troppo vicini. A modo loro avevano raggiunto una sorta di equilibrio, o almeno così pensava Ariendil. Col passare del tempo, però, anche la presenza dell’elfo iniziò a diventare un peso per lei: voleva stare sola, completamente sola. A volte aveva l’impressione che anche gli alberi ai lati dei sentieri o gli animali che fuggivano al loro passaggio o persino le nuvole che se ne stavano tranquille nel loro cielo le dessero fastidio. Così trovava rifugio nelle ombre, in quel mondo parallelo in cui non esisteva che il niente, in quella scatola vuota che le permetteva di non pensare. Non erano che brevi soste all’inizio, fugaci momenti di evasione che si concedeva quando smontavano da cavallo. Nelle ombre stava bene, lì era così diverso rispetto al mondo reale: non c’erano preoccupazioni per il semplice fatto che non c’era vita. Una condizione ideale che ricercava con sempre maggior frequenza. Ormai non viaggiava neanche più con gli altri: li seguiva procedendo di ombra in ombra mentre il suo cavallo percorreva senza cavaliere le vie del Mondo dei Mortali.

«Non potrai rimanere nascosta per sempre» le aveva detto un giorno Earmir in una della rare occasioni in cui il Cavaliere delle Ombre cavalcava con loro. Ariendil neanche ricordava più l’ultima volta che si erano parlate. «Sei un essere umano, hai bisogno di stare con le persone o rischierai di perderti.»

Non le era piaciuto il modo in cui l’aveva guardata, come se fosse lì per aiutarla o per tirarla fuori da chissà quale grave situazione. Lei non era in pericolo, non le serviva aiuto e non era disposta a sentirsi sotto giudizio.

«Io non ho bisogno di nessuno. Neanche di te» le aveva risposto, poi era balzata da cavallo ed era sparita nella sua ombra.

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In ---> fantasy, ombra e magia

Live in Iridis: Tie Your Mother Down (Olive Greche)

mercoledì, 30 aprile 2008 ore 20:37

Quest'anno il concerto del 1 Maggio è ad Iridis con le Olive Greche!
Niente risse non autorizzate, niente canne, niente vandalismi, niente bandiere rosse e affini, grazie!

http://www.myspace.com/olivegreche

"E 'NNAMO! E DAJE! SO' GRECHE!"

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In ---> special post

Ombra&Magia 45

martedì, 29 aprile 2008 ore 12:12

«Cosa??»

Ariendil era preparata ad una brutta notizia, lo aveva intuito da come Earmir l’aveva guardata, ma questa superava tutte le sue peggiori aspettative.

«Eyghen è diretto al Tempio di Devries e per buona parte le nostre strade coincidono.»

«E chi se ne importa! Da quando il mio viaggio è diventato la vostra scampagnata??»

C’erano decine di percorsi per arrivare a Devries e un’infinità di momenti diversi per mettersi in viaggio: perché doveva andare con loro? Anche solo il fatto che Earmir avesse preso in considerazione l’idea, mandava Ariendil su tutte le furie, ma non solo: lei non glielo stava chiedendo, la stava mettendo al corrente di una decisione già presa. E lo faceva con una calma e un’ostinazione irritanti.

Finalmente qualcosa mutò nell’espressione impassibile dell’elfa. Le si avvicinò fin quasi a sfiorarla, con gli occhi duri come Ariendil non li aveva mai visti.

«Stammi bene a sentire! Quel poveraccio mi ha tirato fuori dai guai e ora se ne sta con una gamba a pezzi e uno squarcio sulla faccia perché la mia più cara amica ha voluto dimostrare a tutti i costi quanto fosse superiore a lui. Brava, ci sei riuscita, ma hai messo me in una situazione difficile! Che devo fare secondo te? Ringraziare e andarmene?»

Ariendil rimase immobile a guardarla ancora per qualche istante, poi annuì: «Potrebbe essere un’idea.»

«Beh, a me non piace come idea! E non mi sembra di averti fatto tutti questi problemi con Cristhan! Pensi che a me piaccia viaggiare con un Oscuro?»

L’elfo si mosse a disagio sul dorso del cavallo, tirato improvvisamente in ballo in una discussione da cui voleva restare fuori.

«Stai al tuo posto, elfa di Iridis» rispose seccato.

Earmir lo degnò appena di uno sguardo, forse avrebbe replicato, ma Ariendil la precedette: «Ma che bel gruppetto affiatato…» Tornò verso il cavallo e stavolta montò in sella senza esitazioni. «Vuoi portare con noi il tuo bel cavaliere, Earmir? Fa’ pure come credi. Vediamo chi dei quattro si ritroverà per primo con un pugnale piantato nella gola.»

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Ombra&Magia 44

domenica, 27 aprile 2008 ore 14:06

La mattina seguente Ariendil e Cristhan erano pronti a partire. L’Oscuro aveva lanciato un lungo fischio e qualche secondo più tardi un cavallo era apparso tra gli alberi.

«È stato solo grazie a lui se sono arrivato in tempo per salvarti!» aveva detto balzando sul suo dorso. Come ogni elfo, anch’egli cavalcava a pelo.

Ariendil gli aveva consigliato di tornare a terra: «Mettiti comodo, tanto Earmir è sempre in ritardo.»

Ripensò a quante volte l’aveva aspettata, proprio lei che odiava aspettare, ripromettendosi sempre di farle una ramanzina per il tempo che le faceva perdere. Ma poi l’elfa arrivava correndo: «Scusa!» le diceva. «La prossima volta sarò puntualissima!» Ariendil sapeva già che l’avrebbe fatta aspettare di nuovo, ma non le sembrava più tanto importante una volta che lei era lì.

Le sfuggì un sorriso: erano stati giorni felici quelli passati ad Iridis… Finché non era arrivata l’estate, con la sua soffocante impazienza di inaridire ogni angolo verde. Erano passati cinque mesi da allora e lei non aveva fatto alcun passo in avanti. Non avrebbe mai sospettato di poter essere così debole.

Un rumore di zoccoli catturò la sua attenzione.

«Eccomi, scusate per l’attesa.»

Earmir camminava col cavallo che la seguiva al passo. L’occhio di Ariendil cadde sull’intaccatura sul pettorale dell’elfa e il ricordo di aver levato la spada contro di lei le tolse il fiato come una gomitata allo stomaco.

«Bene, andiamo» disse, costringendosi a rimandare ad un altro momento scuse e discussioni. Ma Earmir la fermò prima che mettesse il piede nella staffa.

«Aspetta.» L’elfa attese che si voltasse e la guardasse negli occhi, reggendo lo sguardo dell’umana senza la minima traccia di indecisione.

Ariendil conosceva ogni sfumatura della voce dell’amica, sapeva leggere ogni suo gesto, dare un senso alle ombre che passavano sul suo viso. Tra loro le parole erano di troppo, inutili scorciatoie che non avevano bisogno di percorrere per parlarsi. Era fin troppo facile per lei capire che Earmir stava per dirle una cosa che non le sarebbe piaciuta.

Aveva ragione.

«Eyghen verrà con noi.»

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THALASSA! THALASSA!

sabato, 26 aprile 2008 ore 10:48

argentario

Era una parola, una sola, quella che avevo udito tante volte pronunciare come speranza e invocazione nelle notti di gelo e di disperazione, nelle interminabili marce. E l'avevo udita nei canti malinconici che salivano dall'accampamento quando il sole moriva nella grigia nuvolaglia invernale.
Il mare.
Sì, gridavano: "Il mare! Il mare!"

L'armata perduta, V. M. Manfredi (Anabasi)

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In ---> special post

Caffè Letterario

venerdì, 25 aprile 2008 ore 13:45

Non è colpa mia se ad Iridis ultimamente piovono post sui racconti di Caffè Letterario! Se sono bravi che ci posso fare? Ad esempio... Avete mai letto di un cuore assassino?

Se vi va: www.bistrotapigalle.splinder.com
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In ---> racconti

Ombra&Magia 43

giovedì, 24 aprile 2008 ore 19:24

«Cos’è