Percorsero l’atrio in un silenzio disturbato solo dal rumore dei loro stivali, il Cavaliere in testa, Ariendil e Urial appena dietro. In un paio di occasioni incrociarono qualche soldato di Bladerorgh e ad Ariendil non sfuggì la riverenza con cui essi cedevano il passo al nuovo signore dell’Accademia. Riverenza, timore e bisogno. In quegli sguardi Ariendil rivedeva se stessa.
Il Cavaliere li condusse in una delle sale più belle del pianterreno, quella in cui si riunivano le più alte autorità dell’ordine delle ombre.
«Urial» disse richiudendo la porta alle loro spalle. «Hai informato Ariendil su quanto accaduto in sua assenza?»
Urial esitò: «Stavo per farlo.» Si rivolse alla ragazza, ma Lui prese nuovamente la parola.
«Abbiamo preso l’Accademia senza sforzi eccessivi: molti si sono uniti a noi, tanti altri mi erano fedeli già prima che lanciassi l’attacco.» Ariendil non aveva avuto alcun dubbio. «C’è un solo problema ed è il motivo per cui siete qui. Un gruppo di Cavalieri delle Ombre ha opposto resistenza rifiutando il mio comando. Non sono molti, una ventina forse, ma col tempo potrebbero diventare un pericolo.» Spostò gli occhi da Ariendil ad Urial, poi guardò di nuovo Ariendil.
«Ho capito» rispose lei. «Dimmi dove posso trovarli.»
Il suo solito sorriso tornò ad illuminargli il volto. «È quello che mi aspettavo dicessi.»
«È quello che devo fare, non è forse così?» Qualcosa urlò dentro di lei, forse la ragione o forse un remoto senso di gratitudine: non ci voleva molto a capire che i cavalieri ribelli erano coloro che un tempo erano stati suoi maestri. Ciò che Ariendil era adesso, ciò che le ombre avevano plasmato, premette la mano insanguinata sulla bocca di quell’essere talmente piccolo da perdersi nel mare nero del suo animo. Le urla cessarono. «Dimmi dove posso trovarli» ripeté.
«Si sono rifugiati a Stormgard.»
«Bene. Consideralo un problema risolto.»
Fece per andarsene, ma Lui parlò ancora. «Pensaci bene, Ariendil. Tra loro ci sono molti dei tuoi amici di un tempo.»
Ariendil si voltò di nuovo, infastidita dalle sue parole e con il fuoco della rabbia pronto ad ardere. «Ho detto che va bene!»
Lui annuì: «Volevo esserne sicuro. Comunque non andrai da sola: con te ci saranno Urial e un manipolo dei miei uomini migliori. Non voglio sottovalutare i Cavalieri delle Ombre.»
Urial si appoggiò allo stipite della porta e incrociò le braccia davanti al petto. «Bene. Almeno non rischieremo di nuovo che il più pericoloso di loro resti in vita per colpa di qualche stupido vecchio ricordo.» Lanciò un’occhiata ad Ariendil che abboccò all’esca.
«Attento, Urial. Non ho vecchi ricordi che possano accorrere in tuo aiuto.»
Urial lasciò ricadere le braccia lungo i fianchi e la ragazza vide indugiare le sue mani davanti alle else un istante di troppo.
«Hai poco da ringhiare, sai? Il tuo compito era eliminare i Cavalieri della Luce e il loro generale. E invece cosa hai fatto? Ti sei ritirata quando eri a un passo da Eyghen. Stai perdendo colpi, Ariendil.»
Era possibile, tuttavia le occorse meno tempo di quanto Urial immaginasse per afferrare il pugnale e lanciarlo nella sua direzione. Stavolta un brivido lo percorse davvero quando la lama gli sibilò accanto alla testa prima di conficcarsi nella porta.
Ariendil avanzò verso di lui con calma. «Avevo mirato all’occhio…» disse con una smorfia di disappunto mentre liberava il pugnale dal legno. «Hai ragione, perdo colpi.»

















